Sabato 6 febbraio 2010: aperitivo autogestito in Piazza Schiavone
Se smettiamo
di lamentarci dopo le solite manifestazioni, non sentiamo crescere una
voglia rampante di prenderci gioco, di mescolare le carte, di
ridicolizzare ancora di più le autorità, con irriverenza e magari un
po' di ironia?
la militanza e l'attivismo possono provare a trasformarsi in sovversione risonante e creativa, in resistenza ludica.
Arriva in città la due giorni della Clandestine Insurgent Rebel Clown Army,
il 21 e 22 novembre a Milano la C.I.R.C.A. recluta nuove leve!
Giovedì
30 luglio a partire dalle 19.00
L'insurrezione
creativa
Laboratorio
di tecniche di piazza con lo Sciame (http://sciame.noblogs.org/)
e il Pic (pronto intervento clown).
La
manifestazione di un pensiero, specie se ribelle, minoritario e
criminalizzato, necessita di tecniche appropriate, soprattutto se non
si dispone di radio, giornali e televisioni. Se poi l'obbi
ettivo
è quello di produrre cambiamenti concreti di certo non ci si può accontentare della mera testimonianza... Conoscere e condividere le competenze può essere molto utile per rendere più efficaci le nostre iniziative e, magari, evitare di farci male...
Cascian autogestita Torchiera senzacqua
viale cimitero maggiore 18, MIlano
Zona Temporaneamente Armonica alla manifestazione nazionale contro la crisi e contro il razzismo
http://www.dachepartestare.org/
Milano è una città che muore. La sta uccidendo la diffidenza,
l'intolleranza, la negazione di ogni spazio vitale a chi non vuole o
non può uniformarsi alla maggioranza; la socialità ridotta a merce
da comprare e vendere nei centri commerciali; i divieti, la
burocrazia, le norme assurde applicate nella maniera più ottusa; i
muri grigi, le piazze recintate, il silenzio.
Ma finchè avremo respiro lo useremo per emettere suoni, perchè siamo ancora vivi e intendiamo esserlo ancora a lungo, con o senza permesso.
E tu?
Appuntamento sabato 9 pomeriggio nella zona intorno al mercato di Piazza Minniti
Sembra una modalita' un po' naif e di poco valore, ma in una citta' come Milano strangolata da asfalto, cemento e tubi di scappamento, seminare piante e fiori puo' voler dire coltivare poesia e cambiamento.
E' quello che fanno i membri di Guerrilla Gardening. Un' associazione di liberi individui senza capi, anonimi , clandestini si occupano di aree lasciate nel degrada urbano e cominciano a seminare e coltivare fiori e piante.
Certi gruppi di guerrilla gardening compiono le loro azioni (attacchi) durante la notte, in relativa segretezza, per seminare e prendersi cura di un nuovo tappeto vegetale o tappeto fiorito. Altri lavorano più apertamente, cercando di coinvolgere le comunità locali.
Nato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, da un paio di anni il movimento si e' radicato (e' il caso di dire) anche a Milano.
Potete trovare qui il loro sito con le opere finora svolte. Da poco e' uscito anche un libro con i suggerimenti per le azioni di guerriglia verde
Signore degli ovili e dei pollai,
che ci conduci verso il sacro rito.
Signore della grigliata purificatrice,
che ci enumeri e ci conti con periglio,
ogni sera al nostro rientro.
Che ci fai dono di un nome, ben visibile, stampato a barre.
Che badi a noi,
che ti occupi di quelle che si perdon.
La strada smarrita per un guizzo di poesia, curiosita' o chissa' cosa.
Curi a forza le insane, che per pascoli ignoti,
di troppi grilli si riempion la testa.
Finite male, a parlar da sole o con la Luna.
Matte, pazze per troppi sogni.
Signore nostro, che ci riscaldi con la luce dei neon,
che vegli dietro l' occhio elettronico. Sempre attento.
Signore, che tutto vedi e controlli,
abbiamo una brutta notizia da darti:
la pecorella che cerchi, non e' smarrita...
...e' scappata!!!!
Avviso importante: rendiamo noto alla cittadinanza tutta che nel pomeriggio di sabato prossimo la zona intorno al mercato di Via Benedetto Marcello e Corso Buenos Aires, a Milano, sarà temporaneamente armonica.
Significa che diversi sciami di cantanti e musicisti, evocati dalla bacchetta magica del Mago Zurlì, si sposteranno per il quartiere per brevi mordi e fuggi artistici e musicali. Ai passanti saranno distribuiti i testi dei canti e volantini contro l'ottusa crociata del comune verso ogni forma di creatività spontanea e libera da logiche di profitto. Riportiamo socialità e bellezza nei luoghi pubblici di questa città!
Ci volete ubbidienti, silenziosi e produttivi? Provate a prendere lo sciame, resterete con un pugno di mosche!
WASHINGTON (10 aprile) - Allarme rosso alla Casa Bianca.
C'è un intruso nel giardino di Michelle: uno sciame d'api che ha fatto
scattare sugli attenti gli uomini del Secret Service. Per respingere
l'"attacco" all'ingresso nordovest della dimora degli Obama, gli agenti
hanno chiesto aiuto al carpentiere Charlie Brandts, che cura anche le
arnie volute dalla first lady nel suo orto.
Protetto da apposita armatura Charlie
ha affrontato lo sciame, è riuscito a individuare l'ape regina e a
metterla in una scatola di cartone. Le altre api hanno seguito la loro
regina e dopo pochi minuti l'allarme era cessato.
In realtà il solerte carpentiere Charlie non può sapere che lo sciame tanto eroicamente affrontato non è uno sciame come tutti gli altri. Si tratta infatti di api di nuovissima generazione, del tutto simili a quelle vecchie nell'aspetto, ma diverse nei comportamenti: queste api non hanno regina e non si lasciano guidare da nessuno in scatole di cartone. Magari fanno finta, giusto per fuorviare gli uomini del Secret Service e quelli come Charlie. Il grosso dello sciame è ancora nascosto nell'orto della First Lady, pronto a sferrare il suo attacco caotico e situazionista....
Lo sciame non arruola, non marcia,
non sta composto,
e' una disarticolata sintonia di r-umori
Lo sciame non ha regina,
non ha capo
a ben pensarci neanche coda
ma e' ben determintato nel suo scopo
Lo sciame non insegue la moda,
e' la moda che scappa da esso
Lo sciame arzigogola,
non punta dritto
non e' perditempo,
si riprende il suo tempo
Lo sciame non giudica, degusta
non invecchia, si trasforma
Lo sciame aggira i muri,
erode le fondamenta, si insinua nelle crepe,
sorvola i castelli fino a vederne l' inconsistenza
Lo sciame e' quel ronzio dentro la tua coscienza
ogni volta che qualcosa non torna
Lo sciame e' una leggenda metropolitana,
forse uno scherzo.
Forse.
Guardati intorno,
forse potresti cominciare a volare
“-
Adesso dobbiamo avere paura di chi dice: obbedisco
-. Dopo
gli anni del nazismo, e delle atomiche americane sul Giappone, così
il critico e giornalista Dwight Macdonald sintetizzava un intero
passaggio teorico. La Storia aveva fatto l’ultima delle sue
giravolte. Resistenza, secessione, rivolta, obiezione, dissenso,
rifiuto e perplessità, disobbedienza:
del lessico esausto della teoria politica sopravviveva soltanto il
negativo, il cono d’ombra di tutti quei termini (ideali, visioni)
che fino a un giorno prima avevano rappresentato l’insidia
dell’anarchia, la sovversione. Cinquant’anni dopo e oltre, le
cose non sono cambiate. Dal totalitarismo alla società dello
spettacolo e dei consumi, il codice dell’obbedienza (al potere o al
conformismo) continua a dominare coscienze anestetizzate, anime
fiacche. L’imperativo azzardato è ancora quello di ieri:
resistere, disobbedire, separarsi - con fantasia, rabbia, volontà -
per provare a immaginare un altro futuro possibile.
(dalla prefazione all’antologia Ribellarsi è giusto, edizioni dell’asino 2009)
di Serge Latouche
Di
fronte alla globalizzazione, che non è altro che il trionfo planetario
del mercato, bisogna concepire e volere una società nella quale i
valori economici non siano più centrali (o unici). L'economia
dev'essere rimessa al suo posto come semplice mezzo della vita umana e
non come fine ultimo. Bisogna rinunciare a questa folle corsa verso un
consumo sempre maggiore. Ciò non è solo necessario per evitare la
distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla Terra ma anche e
soprattutto per fare uscire l'umanità dalla miseria psichica e morale.
Si tratta di una vera decolonizzazione del nostro immaginario e di una
diseconomicizzazione delle menti indispensabili per cambiare davvero il
mondo prima che il cambiamento del mondo ce lo imponga nel dolore.
Bisogna cominciare con il vedere le cose in altro modo perché possano
diventare altre, perché sia possibile concepire soluzioni veramente
originali e innovatrici. Si tratta di mettere al centro della vita
umana altri significati e altre ragioni d'essere che l'espansione della
produzione e del consumo.
La parola d'ordine della rete è dunque "resistenza e dissidenza".

Dentro o fuori.
Escluso o incluso.
Ma tra vincere e perdere
c'e' una terza possibilita':
Cambiare il gioco.
Loro la crisi, tutti noi la
soluzione.
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